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IL COSIDETTO “SENATUS CONSULTUM DE BACCHANALIBUS” DEL 186 A.C. Stampa E-mail

IL COSIDETTO "SENATUS CONSULTUM DE BACCHANALIBUS" DEL 186 A.C.

 

Nel 1640 a Tiriolo (pr. Catanzaro), durante gli scavi di fondazione del palazzo del principe Giovan Battista Cigala, (in mezzo ad antiche rovine: fusti di colonne intere e rotte, basi, fregi, architravi) fu trovata una tavoletta di bronzo che una volta era stata affissa alla parete di qualche edificio della cittadina con chiodi. Essa a una prima analisi sembrava contenere il testo originale del Senatus Consultum de Bacchanalibus con il quale, nel 186 av. C. alle idi di ottobre, il senato romano decretò nuove disposizioni legislative tendenti a limitare al massimo sia a Roma che in Italia il  culto di Bacco, la cui eccessiva diffusione era ritenuta ormai un pericolo pubblico. L'ipotesi che l'iscrizione contenesse il testo originale del Senatus consultum de Bacchanalibus fu accettata per un lungo periodo di tempo anche da autorevoli studiosi. Ma già il Mommsen la mette in dubbio e dà al documento il titolo di Epistula consulum ad Teuranos de Bacchanalibus.

Oggi gli studiosi sono per lo più convinti che l'epigrafe di Tiriolo contenga una copia della lettera circolare dei consoli, o, più propriamente, dell'editto dei consoli del 186 a.C., mediante il quale furono comunicate in varie località di tutta l'Italia le prescrizioni del Senatus Consultum de Bacchanalibus.

A nostro parere, motivazioni storiche (l'ager Teuranus era certamente ager publicus), giuridiche (una legge ha sempre come primi destinatari  coloro che la devono osservare) e linguistiche (Il linguaggio del decreto è quello della burocrazia senatoria, di molto e in tutti i sensi arretrato su quello corrente e l'aggettivo foideratei nel testo ha mantenuto il senso originario di associati per scopi privati)  fanno ritenere che i destinatari degli ordini dei consoli erano  coloro che eventualmente fossero associati al culto di Bacco (quei foideratei esent) e non gli alleati come comunemente credono gli studiosi.

E' ugualmente chiaro che, se i destinatari più diretti erano gli adepti di Bacco, il decreto inviava un preciso messaggio agli abitanti di tutta l'Italia, certamente non soltanto agli alleati: era meglio per tutti non lasciarsi irretire dalla propaganda dei seguaci di Bacco.

L'editto nelle prime ventidue righe, riproducendo quasi sempre in modo letterale il verbale del senatoconsulto del 186, stabilisce per il culto di Bacco una serie di divieti assoluti e divieti con deroghe a condizioni rigorosissime. Dal rigo 23 al 30 vengono comunicate alle autorità locali norme precise per la pubblicazione dell'editto, la pena di morte per i trasgressori di qualunque dei divieti del decreto e il tempo entro il quale dovranno essere distrutti i luoghi di culto di Bacco (Bacchanalia) non autorizzati dal senato romano.

 

Chi vuole saperne di più sull'argomento e conoscere i molti problemi interpretativi, che questo documento pone, può ricorrere al saggio: Basilio Perri, Il "Senatus consultum de Bacchanalibus" in Livio e nell'epigrafe di Tiriolo, Soveria Mannelli 2005.

 

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